La cartina ha lo scopo di rendere agevole il cammino di chi intende percorrere i sentieri dei Monti delle Cesane. Questi si sviluppano su tutta la dorsale e sono opportunamente marcati con i convenzionali segni bianchi e rossi della sentieristica europea, osservabili ad intervalli regolari su tronchi, pietre, ecc... E' stato possibile dotare le Cesane di una pianta sentieristica così articolata poiché la maggior parte di quest'area è di proprietà demaniale (~484 ha); la Comunità Montana del Metauro ha infatti proposto che questa grande area pubblica abbia una funzione preminentemente ricreativa ed educativa.
Tra i vari sentieri, con scopo didattico, ne è stato individuato uno in particolare denominato "Sentiero Natura", lungo il quale è possibile osservare tutta una serie di particolarità naturalistiche evidenziate da tabelle numerate. Sotto si riporta la descrizione di queste particolarità.
Durata di percorrenza del sentiero natura: h 1,30-2,00.
1) La dorsale delle Cesane è interamente costituita da rocce calcaree, tipiche dell'Appennino Umbro Marchigiano, le stesse che costituiscono l'ossatura della catena dei monti Catria e Nerone e del vicino complesso del Furlo. In questo punto affiora un tipo di calcare chiamato scaglia bianca, che assieme alla scaglia rossa costituisce quasi per intero la matrice rocciosa del rilievo. Si tratta di rocce molto antiche (tra i 100 e i 55 milioni di anni) che si sono formate come fondale marino, in mari profondi e chiusi, all'epoca in cui sulla terraferma vivevano i dinosauri
2) Da questa apertura tra la vegetazione si può ammirare il paesaggio che va dalle falde della Cesana fino al "lontano" M. Petrano, in area appenninica (sulla destra, in secondo piano). In primo piano, subito sopra le colline, la mole del M. Paganuccio, quasi 1000 m, che assieme al Monte Pietrolata costituiscono l'imponente orrido della gola del Furlo.
3) Questo gruppo di Aceri rappresenta una testimonianza dell'aspetto forestale originario della dorsale delle Cesane. In autunno il colore delle loro foglie palmate diviene rosso arancio intenso; gli aceri sono, tra le latifoglie, quelle che in autunno prendono tinte più intense. lì fatto che questi fusti partono tuffi più o meno sullo stesso punto, ci fa capire che le radici s~ no comuni; si tratta cioè di un singolo albero "ceduato" (tagliato), da cui hanno preso origine più fusti di modeste dimensioni.
4) Queste querce (Roverelle) sono un lembo relitto di quella che doveva essere la vegetazione originaria di questi monti. Dai fitonimi, ossia dai nomi di località che si rifanno a nomi di specie vegetali, possiamo infatti dedurre che sulle Cesane era possibile trovare ambienti boschivi assai diversi tra loro.
5) Gli alberi che ci circondano e che formano questo bel bosco aperto e profondo sono Pini neri. Si tratta di alberi tra i più usati, in passato, per i rimboschimenti. Originario dell'Austria, è pianta alloctona ma qui mostra un buon accrescimento e una notevole capacità riproduttiva, tanto che alcuni autori ritengono che in epoca storica possa essere stato presente anche in qualche punto del territorio provinciale.
6) Queste piccole conifere che ci circondano, più basse degli alberi ad alto fusto, sono Ginepri ossicedri dalle bacche rosse, tipici delle regioni mediterranee (a differenza del Ginepro comune con le bacche blu). La loro presenza indica la tendenziale aridità del suolo della zona, in particolare del settore che state attraversando.
7) In questo punto è possibile osservare una rara rinnovazione del bosco artificiale; i giovani pini nati spontaneamente, sono davvero numerosi e dimostrano di gradire i terreni calcarei come quello delle Cesane. In questo caso l'apertura nel bosco, determinata dal recente taglio di diradamento, aiuta le giovani piante a crescere e a rinnovare il bosco stesso.
8) In punti come questo è possibile osservare, se si è discreti, silenziosi e immobili, molti animali tra cui gli Scoiattoli, una delle non numerose specie che traggono vantaggi da boschi artificiali. La presenza dei pini e quindi dei pinoli, costituisce per questo simpaticissimo animale, una sicura riserva alimentare.
9) Il prato, è molto importante per la vita animale e per l'ecologia della foresta, rappresentando, all'interno di questo bosco, uno dei pochi ambienti aperti e con copertura erbosa, adatto quindi al pascolamento dei grandi erbivori, come Daini, Cinghiali, Caprioli e Lepri. Gli animali escono al pascolo solo nelle ore serali, notturne e al primo mattino, per cui un avvistamento diurno è da ritenersi del tutto fortuito, mentre è relativamente facile osservare o ascoltare il canto dei piccoli uccelli che vengono a nutrirsi dei semi e di bacche prodotti dalle numerose erbe (graminacee, composite, rosacee, ecc...) che crescono in questo luogo.
10) Percorrendo pochi metri e abbandonando per un attimo il sentiero, diritto davanti a voi, il rimboschimento cessa e vi trovate al cospetto di un bosco di origine naturale, l'unico di questo percorso. Gli alberi che potete osservare sono Carpini neri, Aceri e Frassini minori. A questo lembo di bosco, che insiste in un canalone, è stato praticato un intervento di "riconversione ad alto fusto", consistente in un leggero diradamento a carico delle piante meno sane; così si avvia la trasformazione del "bosco ceduo" in "alto fusto", cioè in vero bosco.
11) Quest'albero, che avrete visto altre volte in giardini pubblici e privati, è un Cedro Atlantico, vegeta cioè sulle alte montagne dell'Atlante nord Africano. E' un albero di dimensioni imponenti e forma, nei luoghi d'origine, vaste e bellissime foreste; queste conferiscono un'incre dibile impronta alpina ad alcune vallate e montagne, ai piedi delle quali si estende il deserto del Sahara.
12) Assai comune nei giardini ed utilizzato anche come siepe arborea per la compattezza della chioma, questo Cipresso (Cipresso dell'Arizona) proviene dal nord America e precisamente dai monti e dagli altipiani dell'Arizona. Vegeta in un clima abbastanza arido, con estati assai calde ed inverni freddi, e nelle terre native forma vaste foreste rade. Non risente della siccità e degli sbalzi di temperatura.
13) In questo punto il rimboschimento, probabilmente a causa dello scarso spessore del terreno, non ha avuto molto successo. Tuttavia è interessante notare come la vegetazione autoctona di tipo pioniero (Ginepri) si inserisce prepotente mente tra quella d'impianto, favorendo ovunque la crescita di Lecci (dalle chiome sempreverdi) e Roverelle innescando così la ricrescita della foresta primigenea: è la natura che integra, corregge e migliora l'opera di restauro ambientale intrapresa dall'uomo.
14) La Ginestra è un arbusto assai diffuso nel nostro paese ed è legato alle tradizioni folkloristiche di molte regioni italiane per alcune sue carafferistiche, tra le quali le profumatissime e luminose fioriture gialle primaverili. E' un arbusto che arricchisce il terreno di azoto, migliorandolo. Riesce ad attecchire nei terreni più aridi, dove altre essenze non avrebbero alcuna possibilità.
15) La striscia di prato che avete di fronte è una pista frangifuoco, serve cioè ad arginare la diffusione delle fiamme in caso d'incendio. La realizzazione di tali piste è utile nei rimboschimenti di sole conifere. Poiché in questi tipi di bosco gli incendi sono assai violenti e pericolosi, quindi vi consigliamo di stare molto attenti a non accendere fuochi o gettare mozziconi di sigarette ecc... per non distruggere in un attimo ciò che ora state ammirando.
16) Il Pino Silvestre o Pino di Scozia è un albero assai frugale, predilige ambienti aridi e assolati, ma freddi. Si trova in Siberia, sulle nostre Alpi, nei Pirenei, ecc...
A differenza di altri pini, la chioma tende ad assumere un portamento "libero", poco piramidale. La corteccia è, negli adulti, rosso arancio.
17) Il Cipresso comune, dall'inconfondibile chioma, è un' albero facilmente riconoscibile, caratterizza da secoli il paesaggio della Toscana e di altre aree del nostro paese. E' stato importato nell'antichità dai paesi del Mediterraneo orientale (Creta). Quest'albero è un vero amico per una infinità di piccoli animali che qui trovano riparo durante la stagione fredda o cibo durante tutto l'anno.
18) Questo giovane albero dall'aspetto robusto è il Pino domestico, detto Pino da pinoli. Coltivato da millenni , specie in Italia, sia per motivi ornamentali che per i semi e per il legno, predilige i terreni sciolti, sabbiosi e quindi difficilmente lo si incontra lontano dal mare allo stato spontaneo.
19) In questo tratto di pineta non si può non notare l'assenza quasi totale di sottobosco; essa è dovuta alla scarsità della luce che filtra tra i pini assai fitti, e soprattutto alla eccessiva acidificazione del terreno cui sono soggetti questi boschi artificiali, a causa degli acidi contenuti negli aghi di pino che cadono a terra tutto l'anno.
20) L'Orniello altro non è che il Frassino Minore, e condivide con il "fratello maggiore" le ottime qualità tecnologiche del legno. Vegeta da sempre sulle Cesane in zone asciutte o addirittura assolate, ma è assai adattabile e lo si può trovare anche nel fresco dei canaloni. Alcune varietà trasudano una linfa detta "manna", utilizzata dall'industria dolciaria e apprezzata da molti animali selvatici.
21) Queste belle querce sono roverelle, ampiamente diffuse in Europa Centrale e Meridionale. Albero forestale, veniva piantato accanto alle case coloniche, per l'ombra e per le ghiande. In passato do veva costituire la specie più diffusa sulle Cesane.
22) Siete giunti alla fine del percorso; questa è l'area faunistica di Campo d'Asino, dove un branco di Daini viene allevato in semicattività: molti altri vivono liberi tra questi boschi. Si tratto di animali assai miti, appartenenti alla famiglia dei cervidi, e quindi i maschi sono muniti di palchi ossei che cadono stagionalmente e che vengono utilizzati per i combattimenti tra individui dello stesso sesso per lo conquista delle femmine.
* Tratto dall'opuscolo "Monti delle Cesane - Carta dei Sentieri" edito dalla Comunità Montana del Metauro.